BRUSCELLO POLIZIANO

Teatro popolare italiano in Toscana

Il Bruscello

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Trama e Personaggi del Bravium

 
PERSONAGGI ED INTERPRETI
DUCCIO: MARCO BANINI
CECCO: ANDREA PAOLESSI
ADA: CHIARA PROTASI
CAROLINA: IRENE TOFANINI
LUDOVICO: STEFANO BANINI
CATERINA: MARTINA ROSSI
LORENZO: MATTEO BENVENUTI
GIUDICE COSIMO: QUIRINO MARIGNETTI
CONTESSA DI TALOSA: SABRINA DOTTORI
LAPO: CLAUDIA BERNETTI
MONNA SABINA: ELISABETTA CANAPINI
PODESTA': STEFANO BERNARDINI
1° ANCELLA: DANIELA MOSCA
2° ANCELLA: ELENA CAPPELLI
MESSER BASILIO: PAOLO PARISSI
CANONICO: FRANCO CAPITINI
1° SBIRRO: MICHELE MORGANTINI
STORICO: ROBERTO DE PASCALI
CANTASTORIE: ALESSANDRO ZAZZARETTA
BAMBINI - DAME - NOBILI - POPOLANI - SBIRRI
SBANDIERATORI - TAMBURINI - PORTATORI DI CERO
 
 
TRAMA 
 
Siamo alla metà del XIV sec. Nonostante i contrasti tra le contrade, la popolazione di Montepulciano non manca di festeggiare il suo Santo Patrono con la famosa fiera di San Giovanni Decollato. Purtroppo, l'allegria della festa è turbata dalla nomina alla carica di Podestà, la più alta magistratura del Comune, di un uomo avido e assetato di potere che, per provare la sua autorità, inizia a fare multe durante la fiera, contravvenendo agli stessi Statuti comunali. I cittadini allora, capeggiati da alcuni giovani esponenti dei diversi gruppi popolari, si uniscono per dar prova di forza al magistrato. Questi però, consapevole di poter vincere solo mettendo in atto la famosa regola del "dividi et impera", risponde indicendo una nuova gara, il Bravio, che avrebbe permesso alla contrada vincitrice di ottenere il condono di tutte le multe: ottima occasione per risolvere i problemi delle contrade più povere, ma anche per alimentare la sete di denaro e potere delle più ricche. La stessa amicizia dei due protagonisti rischia di crollare definitivamente sotto i colpi dell'abile podestà: con la falsa promessa di un titolo nobiliare, la nuova guida del Comune convince infatti Duccio, il giovane mercante di Voltaia, a uccidere Lorenzo, l'amico di San Donato. Fortunatamente, il primo, ad un passo dal compiere il gesto estremo, si ravvede e insieme cercano di aggredire il magistrato: entrambi, però, sono catturati e finiscono in carcere. E' solo allora che le loro due giovani amanti riescono a trovare il modo per liberarli e liberare Montepulciano dal malvagio podestà. Convinta dalle ragazze, la moglie del magistrato accetta infatti di presentarsi ad un appuntamento segreto con il marito, mascherata con gli abiti di Ada, la giovane popolana della quale il consorte si era invaghito: riescono così a far confessare all'uomo l'innamoramento e anche tutte le losche trame che aveva in mente. Nello stesso tempo, il popolo, avvisato dal padre di Ada, ascolta di nascosto la confessione del podestà e così, colto con le mani nel sacco, questi non può più difendersi e viene finalmente cacciato dal paese. I cittadini, tuttavia, decidono di correre ugualmente la corsa del Bravio, celebrandola però come simbolo della pace ritrovata tra le contrade.
 
ATTO I
 
SCENA I

La scena si apre in Piazza Grande a Montepulciano, gremita di persone accorse per la famosa fiera in onore del patrono San Giovanni Decollato. L’allegra atmosfera, con mercanti dediti ai loro affari, saltimbanchi, persone che gareggiano nei vari giochi di gruppo e animali da cortile che vagano indisturbati per le vie della città, è interrotta dalla nomina alla carica di Podestà, la più alta magistratura del Comune, di un uomo avido e assetato di potere. Per far valere la sua autorità, questi inizia infatti a fare multe durante la fiera, contravvenendo agli stessi Statuti del Comune e colpendo soprattutto le contrade meno abbienti. Dopo un primo scontro con il nuovo magistrato, i vari esponenti delle contrade iniziano ad accusarsi a vicenda perdendo di vista il reale problema e cadendo proprio nella rete intessuta dal podestà: dividere la popolazione e ottenere l’appoggio dei nobili. 

 

 

II SCENA

Nel giardino sul quale si affacciano la casa di Ada, popolana della contrada di Coste, e il palazzo di Caterina, nobile di Talosa, Carolina, la popolana di Collazzi e loro amica, cerca di istruire le due fanciulle su come catturare i loro amanti, Lorenzo, della nobile contrada di San Donato, e Duccio, mercante della contrada di Voltaia. La lezione viene però interrotta proprio dall’arrivo dei due ragazzi che, insieme ai loro amici, Ludovico e Cecco, organizzano una serenata per conquistare le due amate. L’idillio viene però interrotto dalla madre di Caterina che la richiama in casa perché non vuole che la nobile fanciulla si intrattenga con i popolani e soprattutto con il giovane mercante voltaiolo. Richiamato dalle voci, anche il padre di Ada esce per allontanare la figlia, convinto che le attenzioni del nobile Lorenzo siano solo un capriccio passeggero che avrebbe potuto rovinare la reputazione e la rispettabilità della figlia. Anche Carolina è costretta a rincasare e nel giardino rimangono solo i quattro giovani che si lamentano di come le diversità tra le loro famiglie impediscano di vivere il loro amore sinceramente e di come la lotta tra le contrade sia stata aggravata ulteriormente dall’arrivo del nuovo podestà.

 

 

III SCENA

Di nuovo alla fiera di San Giovanni. I quattro ragazzi non accettano che le contrade siano vessate da tutte quelle multe e dalle tasse, anzi vorrebbero trovare un modo per raggiungere la pace nel Comune. Decidono allora di opporsi alle vessazioni e, con la partecipazione di tutta la cittadinanza, organizzano uno scherzo al nuovo magistrato. Sfruttando l’amore che la moglie del podestà, Madonna Luisa, ha per degli uccellini che porta sempre con sé, decidono di liberarli e farle credere che invece sono stati uccisi e fatti allo spiedo. Dopo di che, travestiti da fantasmi, minacciano lei e il marito dicendole che avrebbero fatto la stessa fine degli uccellini. La donna spaventata avverte il magistrato, il quale capisce subito lo scherzo e decide di vendicarsi creando ancora più astio tra le contrade e cercando di dividere anche il gruppo di amici alla guida dei rivoltosi.

 

 

II ATTO

 

I SCENA

Il podestà annuncia l’indizione della tradizionale giostra di San Giovanni con la quale il vincitore riceverà cento fiorini d’oro. Cogliendo tutti di sorpresa, inaugura poi una nuova gara, il Bravio, che permetterà alla contrada vincitrice di ottenere il condono di tutte le multe. Subito ne nascono delle contese, in particolare all’interno del gruppo di amici: Lorenzo e Caterina cercano di far capire agli altri che quello è solo un modo per accentuare i rancori tra le contrade e per dividerli, mentre i più poveri vorrebbero i soldi in palio per sanare i loro debiti e si rifiutano di accettare le parole dei due nobili. Di fronte agli insulti del padre di Ada, Lorenzo decide allora di provare a tutti il suo amore per la contadina promettendo di donare a lei tutti i soldi, qualora avesse vinto la giostra, ma si scontra con Duccio che invece vuole quei soldi per comprare una carica nobiliare e poter finalmente sposare la sua Caterina. I due giovani amici si dichiarano quindi guerra, sotto lo sguardo compiaciuto del podestà che tuttavia ha solo parzialmente raggiunto i suoi obiettivi.

 

 

II SCENA

La contessa di Talosa, madre di Caterina, non accetta che la figlia voglia stare con un mercante e quindi chiede aiuto al podestà per allontanare i due giovani, offrendo in cambio l’appoggio di tutti i nobili del paese. Il podestà accetta, ma fa in modo che Duccio gli sia d’aiuto in un altro dei suoi intrighi: togliere di torno Lorenzo, la sua spina nel fianco, colui che si ribella alle regole e all'etichetta proprie della sua condizione sociale in nome della pace, della concordia tra contrade, dell’amicizia e dell’amore. Corrotto quindi dal podestà con la promessa di titolo e denaro, grazie ai quali avrebbe potuto finalmente sposare Caterina, Duccio accetta di uccidere il suo amico fraterno, ma non sa che il magistrato è legato dall’accordo con la contessa di Talosa e che quindi lui è solo una pedina della loro malvagia scacchiera.

 

 

III SCENA

E’ la serata dedicata alle offerte dei ceri che ogni contrada tradizionalmente presenta al Santo Patrono. I vari gruppi sfilano verso la cattedrale, ma quella che doveva essere un’occasione solenne e pacifica si trasforma velocemente in momento di scontro tra le contrade che, ben organizzate, iniziano a colpirsi con reciproci scherzi.

 

 

III ATTO

 

I SCENA

E’ la serata della giostra. Duccio e Lorenzo sono decisi a battersi per la vittoria a tutti i costi. Mentre i due discutono per la gara, Ada rimane sola e il podestà coglie l’occasione per palesarle il suo interesse, offrendole del denaro se gli si fosse concessa. La ragazza rifiuta prontamente e minacciato anche da Caterina, l’uomo lascia che tutto prosegua secondo i piani, dando inizio alla giostra. Come da accordi, Duccio riesce a disarmare Lorenzo ma, proprio quando sta per finirlo, crolla e confessa tutto sul patto che aveva fatto con il capo del Comune. Il nobile di San Donato, perdonando immediatamente l’amico, impugna la spada e lo esorta ad attaccare insieme il podestà: purtroppo per loro, gli sbirri del magistrato riescono a fermarli e li arrestano.

 

 

 

II SCENA

Ada e Caterina cercano di trovare un modo per liberare i loro amati. Decidono di parlare a Madonna Luisa, la moglie del podestà, raccontandole delle attenzioni che il consorte ha rivolto ad Ada. Poiché la donna non vuole credere alle loro parole, le chiedono di partecipare alla trappola che hanno pianificato: invitano il podestà a un incontro segreto con Ada ma, al posto della giovane di Coste, propongono alla moglie di presentarsi all’appuntamento travestita da popolana, così da verificare in prima persona la malvagità del marito. Il padre di Ada ascolta di nascosto la conversazione tra le ragazze e Madonna Luisa, ma capisce solo che la figlia vuole concedersi al podestà per liberare Lorenzo.

 

 

III SCENA

Madonna Luisa accetta di travestirsi per sondare la fede del marito. L’uomo, pensando di parlare con Ada, confessa tutte le sue trame e i suoi intrighi e le propone di fuggire insieme. Ad aggravare la situazione si aggiunge la presenza del popolo nascosto tra le piante: per non far cadere la figlia tra le braccia del podestà, il padre di Ada aveva infatti radunato tutta la cittadinanza, così da mostrare quello di cui era capace il malvagio magistrato. Scoperto con le mani nel sacco, l’uomo non può più difendersi e anche la contessa di Talosa è costretta ad ammettere i suoi accordi. Il popolo decide allora di cacciarlo e di riportare la pace a Montepulciano: la nuova gara del Bravio si correrà lo stesso ma dovrà rappresentare il simbolo della pace ritrovata e non più quello della discordia.