BRUSCELLO POLIZIANO

Teatro popolare italiano in Toscana

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…un passo indietro per guardare più lontano

Logobruscellooriginale
Fra i contadini della Valdichiana il Bruscello si faceva così: giungeva la compagnia con in testa il VECCHIO portando una fronda d’albero adornata di fiocchi colorati e campanelli e accompagnato dalla fisarmonica e un violino cantava la storia in ottava rima. Una storia della Bibbia, storia romana o un fatto cavalleresco. I fatti erano noti a tutti, bastava un accenno e ognuno sapeva l’argomento. Vicende scarne, i personaggi pochi e ben definiti, le situazioni semplificate al massimo: amore, gelosia, vendetta, inganno, ansia di giustizia e gloria. Ma con i poveri mezzi davanti alla fantasia avida dei contadini si apre un mondo ideale di bellezza, di giustizia, di valore. Simbolica la scena, che è solo lo spazio intorno all’albero rizzato nel luogo deputato alla rappresentazione. Simbolici i gesti, che sono quasi ritualizzati. Simbolico il costume: basta una corona per essere Re, la spada di legno per rappresentare il soldato, il manto colorato per i personaggi di cavalieri e dame. Simbolica la musica, che serve come accompagnamento, come corda di recita e sottofondo della narrazione. Simbolica la stessa stesura del racconto, che tutti già sanno e che può mettere in scena personaggi senza presentarli, perché ognuno conosce preventivamente chi sono e quale è la parte in commedia di ciascuno e i suoi rapporti con gli altri. La forma letteraria è quella classica del racconto cavalleresco: l’ottava rima. Ogni bruscellante esprime i suoi sentimenti elementari sottolineati dal tono della voce che passa dal grave allo stridulo, dall’affrettato al solenne, in modo da rendere col tono della voce l’intensità del sentimento che lo domina. Il gesto ampio e incisivo fissa l’attenzione ed evidenzia le espressioni, accompagnandole, accarezzandole, lanciandole contro gli spettatori, che vengono dominati e avvinti.